CONVERSAZIONE CON

CRISTIANO CARLONI E STEFANO FRANCESCHETTI

Augusto Petruzzi

 

AP   Se penso al vostro cinema mi vengono in mente due piani, “materia” e “memoria” e due movimenti “condensazione” e “rarefazione”. Mi piacerebbe che cominciaste a raccontarmi del vostro lavoro da qui

C-F   Nel nostro lavoro materia e memoria sono due termini che coincidono. Le materie recano le tracce dell’esistenza e definiscono non tanto ciò che viene visto ma il modo di vedere, lo sguardo. Condensazione e rarefazione sono termini leonardeschi che suggeriscono una profonda intimità nei rapporti tra figura e sfondo, nel senso che uno può divenire l’altro.

AP   Il vostro sodalizio con la Socìetas Raffaello Sanzio è un tema che vorrei articolare in tre punti: a) il rapporto tra il vostro cinema e l’arte scenica della Socìetas

C-F   L’arte scenica della S.R.S. indaga da sempre i limiti fisici ed espressivi del teatro e trova immediatamente un’affinità e un dialogo con tutte quelle ricerche che spingono verso la ridefinizione delle certezze acquisite. Il nostro linguaggio è stato assunto fra quelli della tragedia come un’apertura, non è l’inesplorato o la forma estrema ad essere portati sul palco ma piuttosto l’atto del riconoscersi nella coscienza e nell’inconscio degli altri.

AP   b) con il Ciclo filmico della Tragedia Endogonidia siete riusciti perfettamente ad evocare lo spirito degli Episodi riuscendo nell’impresa, attraverso una personale interpretazione, della creazione di un’opera supplettiva, una “crescita” trasversale dal punto di partenza

C-F   La storia del teatro non ha quasi memoria visiva. Il ciclo filmico è una difesa contro la sua cancellazione, il tentativo di riprodurne le interrogazioni.

AP   c) c’è una riflessione profonda sul rapporto tempo/suono nel vostro lavoro, e in particolare nella realizzazione del Ciclo

C-F   Le immagini e i suoni su cui lavoriamo oscillano in un tempo indeterminato. Siamo attratti verso quelle visioni che escono dal nulla, poggiano sul vuoto, si attardano nel parallelismo veglia-sonno, vita-morte, e riflettono la loro provenienza dal mondo del negativo, della non esistenza, dell’antimateria. I suoni, nella propria immaterialità, hanno forse il privilegio di abitare spazi senza corrompersi, e le immagini desiderano attraversarne il tempo.

AP   Corpo in video/filmare il corpo (mi piacerebbe una vostra riflessione su questo tema e sul tema del corpo nelle arti contemporanee)

C-F   Il corpo è una forma di memoria di una persona o di un animale, i gesti e i movimenti dipendono dall’esperienza, dalla storia che ha attraversato e dall’ambiente in cui il corpo si è mosso. Spesso i movimenti sfuggono all’osservazione perché sono quasi impercettibili, nel tempo o nello spazio, troppo minimi o troppo ampi. Inoltre il corpo, così come la memoria, è soggetto a modificazioni e a condizionamenti, diviene quindi improbabile definirne i confini, i termini di verismo, soprattutto in un contesto di mimetismi o di mistificazioni come quello attuale.

La nostra attenzione è rivolta allo studio del corpo nella sua banalità, al gesto che non produce storia, antinarrativo, isolato e ripetitivo come appunto una vera memoria. La ripetizione diviene un metodo di analisi come nella indagine poliziesca per verificare l’autenticità di ciò che viene o sta per essere rivelato.

AP   Vorrei che mi parlaste del lavoro Ultima scena che avete presentato all’ultima edizione della Biennale Teatro

C-F   È un’opera in cui le dimensioni di un’azione documentaria si trasfigurano nella visione di uno spazio scenico astratto e nella condizione dell’attesa. Una scelta radicale che procede per analogie e nel vuoto che si crea tra un corpo e la sua assenza interpone solo la misura di uno sguardo.

Il video affronta il tema del tradimento politico e religioso nell’apparizione e nella sparizione dei corpi nel nostro paese. 

AP   Mi piacerebbe conoscere qualcosa dei vostri progetti tra presente e futuro prossimo e su cosa in particolare ora si concentra la vostra ricerca

C-F   Attualmente stiamo lavorando a una serie di videoinstallazioni che riguardano la storia e la politica del nostro paese. Il titolo della serie Spettrografie nasce dall’idea di annotare segni, tracce, interrogazioni provocate dal passaggio di forme o presenze in un luogo e in un momento determinati. La spettrografia quindi è, alla lettera, un insieme di sistemi di produzione, osservazione e registrazione degli spettri. Gli spettri si riferiscono a una tensione che provoca stupore, in cui essi possono apparirci per somiglianza speculare.

Le Spettrografie sono un tema di opere in cui la rivelazione di un enigma si perde nel movimento ciclico di una trasformazione perpetua, che può ricordare il tema pittorico della natura morta.

Drome magazine, giugno 2006

Carloni-Franceschetti

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