LINGUA MADRE

Installation, video, sound, blackboard, gypsum powder, translation dictionaries - 2012

Original sound: Scott Gibbons

(Spectrography realized for the show B.#03 Berlin, the III Episode of the Tragedia Endogonidia by Socìetas Raffaello Sanzio)

Produced by

Trieste Contemporanea and Studio Tommaseo

Words Room - project of the international Continental Breakfast network

with the contribution of the Autonomous Region of Friuli Venezia Giulia
with the adhesion of the Casa dell'Arte of Trieste

Carloni e Franceschetti:

lingua d'arte allo Studio Tommaseo

Corrado Premuda

Difficile classificare il loro lavoro in un genere specifico: è qualcosa che sta al confine tra cinema d'animazione, teatro, pittura e video, un'espressione dell'arte contemporanea che mescola sapientemente tecniche e linguaggi. Cristiano Carloni e Stefano Franceschetti lavorano insieme dal 1995 e fin da subito, dal primo progetto che li ha visti collaborare casualmente (New York e il mistero di Napoli di Giorgio Baratta e Dario Fo) hanno sperimentato con il video delle tecniche implicite nel percorso che avevano compiuto fino ad allora, un percorso incentrato soprattutto su desideri di tipo pittorico. Il loro indagare i procedimenti ottici della visione li ha portati a collaborare, fin dal '99, con la Socìetas Raffaello Sanzio, per la quale hanno realizzato l'ambizioso e conturbante Ciclo filmico della Tragedia Endogonidia, presentato allo Studio Tommaseo di Trieste nel 2004. Ora i due artisti marchigiani tornano nella galleria triestina per proporre il loro nuovo lavoro Lingua madre, un'installazione site specific dominata dal vuoto nero di una lavagna che diventa il supporto negativo su cui la lingua si consuma in errori e correzioni trasformandosi in polvere di gesso. La mostra, prodotta da Trieste Contemporanea e Studio Tommaseo nell'ambito del progetto "Words Room" del network internazionale Continental Breakfast, prevede di dar vita a una scrittura, accompagnata da visioni luminose e da una quantità di dizionari, che si fa largo nell'oscurità dello spazio ricreato. «La lingua - dicono i due artisti - è un campo aperto, non è misurabile, è infinita. Così come i numeri. E come i numeri anche le parole scritte, in questo caso col gesso su una lavagna, non sono altro che polvere: si scrive qualcosa di inoppugnabile ma con una materia, il gesso, che prevede in sé l'immediata cancellazione. In questo lavoro ragioniamo sui vantaggi e gli svantaggi della lingua, sui suoi confini determinati dalla comprensione o dalla traduzione, e per ciò Trieste risulta il luogo ideale. Una lingua dà un forte senso di appartenenza, ha la capacità di creare comunità, proprio come una madre. Ma come una madre, la lingua poi ti lascia libero e allora si possono usare i vocaboli per elaborare un pensiero o per sperimentare un'altra lingua. Anche in questo caso noi, più che un tema, prendiamo dei parallelismi e ci soffermiamo sulla tensione che offrono gli opposti».

Carloni and Franceschetti:

language of art at the Studio Tommaseo

Corrado Premuda

 

Difficult to classify their work in a specific genre: it is something that is on the border between animation, theater, painting and video, an expression of contemporary art that skilfully mixes techniques and languages. Cristiano Carloni and Stefano Franceschetti work together since 1995 and right from the start, from the first project that saw them collaborate casually (New York and the mystery of Naples by Giorgio Baratta and Dario Fo) experimented with the video of the techniques implicit in the path they had accomplished until then, a path focused mainly on pictorial desires. Their investigation into the optical processes of vision led them to collaborate with the Socìetas Raffaello Sanzio since 1999, for which they realized the ambitious and disturbing film cycle of the Tragedia Endogonidia, presented at the Studio Tommaseo in Trieste in 2004. Now the two artists from the Marche region return to the Trieste gallery to propose their new work. Mother tongue, a site specific installation dominated by the black emptiness of a blackboard that becomes the negative support on which the language is consumed in errors and corrections becoming gypsum powder . The exhibition, produced by Trieste Contemporanea and Studio Tommaseo as part of the "Words Room" project of the international Continental Breakfast network, intends to give life to a writing, accompanied by luminous visions and a number of dictionaries, which makes its way into the darkness of recreated space. «Language - the two artists say - is an open field, it is not measurable, it is infinite. As well as the numbers. And like the numbers, even the written words, in this case with chalk on a blackboard, are nothing but dust: something irrefutable is written, but with a material, chalk, which provides for immediate cancellation. In this paper we discuss the advantages and disadvantages of language, on its boundaries determined by comprehension or translation, and for this reason Trieste is the ideal place. A language gives a strong sense of belonging, has the ability to create community, just like a mother. But like a mother, the language then leaves you free and then you can use words to elaborate a thought or to experiment with another language. Also in this case we, more than a theme, take parallels and focus on the tension offered by opposites ".

Carloni-Franceschetti

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