INTERVISTA A CARLONI E FRANCESCHETTI

Romina Marciante

RM   La vostra è un’immagine condensata che trasuda energia; che sa suscitare lo sguardo feticista e innamorato dello spettatore; che sa evocare archetipi, visioni e malinconie ancestrali, frustrazioni per il dramma della condizione umana e gioie... ed è anche un’immagine assolutamente perfetta - autosufficiente - che può porsi come un piccolo macrocosmo, come “una parte per il tutto”. In che modo lavorate sull’immagine e sulla sua saturazione?

C-F   Noi ci esprimiamo attraverso le tecniche del cinema d'animazione, operiamo su minime frazioni di tempo, decimi di secondo, cerchiamo il ritmo interno alle immagini per generare una nuova visione. Verifichiamo la natura delle materie con molta attenzione per creare un fenomeno che possa muoverle. Ci serviamo della materia per precipitare il vuoto in un'immagine. Come una tana, più profonda di una tana, l’immagine è tanto più satura quanto più sembra vuota.

RM   Nello spettacolo Voyage au bout de la nuit le immagini sono proiettate su due schermi circolari. In questo procedimento di limitazione circolare della figura io ci vedo una possibilità reale che è quella di “esporre e di sospendere la cosa al fine di reificarla” cioè di distanziarla dall’ordinarietà del quotidiano e in senso ancora più lato, forse simbolico, - ci vedo - un tentativo di mitizzazione della figura e di “sacralizzazione” dell’immagine.

C-F   Le immagini circolari sono due buchi nell'oscurità del tempo e del linguaggio, sembrano inghiottire o generare tutto lo spettacolo. Appesi come due specchi mostrano quello che è avvenuto e può avvenire. Il secolo scorso è stato forse quello in cui si è più dubitato dell'esistenza di un Dio.
Lo spettacolo stereoscopico e stereofonico è un secolo che oscilla attorno allo spettatore attonito di questa “sinfonia istantanea”.

RM   Come si rapportano tra di loro i due nuclei di immagini proiettate nello spettacolo Voyage au bout de la nuit? In che modo la vostra che è un’immagine onirica, “filologica”... Tarkovskiana, entra in corrispondenza con quella più storica e cruenta di Romeo?


C-F   Manuel Alcalà racconta che il villaggio sul Volga dove è nato Andrej Tarkovskij è stato sommerso da un lago artificiale, ma nel periodo delle siccità autunnali qualche volta emerge dall'acqua la croce della cappella ortodossa ancora in piedi. Questa immagine è allo stesso tempo onirica e crudele, poetica e storica. Accade ancora che i sogni producono sangue e viceversa.

RM   Manipolare e deformare l’immagine per rendere meglio la pulsazione dell’energia e il dinamismo presente nella forma?

C-F   Cerchiamo il vacuo e l'evanescente nel blocco di un tempo memoriale: pulsazioni e metamorfosi, evaporazioni e assorbimenti inquietano l'apparente lentezza dei nostri filmati.

RM   L’immagine è uno spazio limitato che però produce l’infinito perché dilata la percezione del tempo, potenzia il fluire della memoria, innesca i meccanismi e le reazioni dell’inconscio...

C-F   L’immagine non produce l’infinito ma un tempo misterioso che ci è estraneo fino a quando lo sguardo rimane incosciente di appartenere a ciò che vede.

RM   Che tipo di rapporto si dovrebbe instaurare tra sonoro e visivo? Per me è necessario un interscambio reciproco di energia affinché l’immagine possa fluire attraverso la musica e il suono si possa materializzare attraverso l’immagine.


C-F   In Film di Samuel Beckett un attore emette un "ssssht" portandosi il dito indice alle labbra come a dire: non fiatare. È l'unico suono presente in tutto il film e condiziona il vuoto sonoro che lo precede e che lo segue, ed è anche il suono generato dall'aria che esce da una fessura nella gola di un uomo, quello che resta della sua voce. È un'idea sul silenzio che può ricordare 4'33" di John Cage.
È incredibile come anche adesso, dopo tutte le riflessioni e gli esempi fatti dagli uomini sul rapporto tra il sentire e il vedere, predomini la violenza di un'educazione che non ha memoria.

RM   L’arte non rappresenta... ri-crea. Ma che cosa ri-crea? La natura - il suo respiro interno, il suo ritmo segreto, le sue contraddizioni, la sua armonia - oppure l’artista? L’arte come processo di perfezionamento della natura, l’arte come possibilità, occasione che l’artista si dà per esorcizzare i suoi fantasmi? Forse, anche. Per me il processo creativo è soprattutto un atto genetico di rimessa al mondo dell’individuo, un viaggio iniziatico dalla sfera del non-conscio alla sfera del conscio, una trasformazione di energia e un passaggio dall’informe alla forma, dall’invisibile al visibile, da una dimensione mentale a una dimensione reale. Per me l’atto creativo è la materializzazione di un impulso cioè di un dentro già esistente che preme per uscire fuori.

C-F   È proprio così ma stranamente anche l'esatto contrario di quello che dici.

RM   L’immagine si evoca da sé o bisogna evocarla? L’immagine mi possiede, è intessuta alle mie viscere quindi mi sorge dentro, si crea in me ma indipendentemente da me e dalla mia volontà.

C-F   L'immagine è uno spettro che può manifestarsi quando se ne sente fortemente la necessità, nel momento in cui si teme di poterla raggiungere. È l'evocazione di una grazia che ci sfiora e che bisogna saperla riconoscere perchè quasi sempre appare diversa da quello che desideri.

2004

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INTERVIEW TO CARLONI AND FRANCESCHETTI

Romina Marciante

RM   Your image is condensed, oozing with energy, it can attract the fetish and loving sight of the viewer; it can evoke ancestral visions and archetypes, frustrations for the tragedy of the human condition and joys... and it is also an absolutely perfect, self-sufficient image, that can be seen as a small macrocosmos, as “a part for the whole”. How do you work on the image and on its saturation?

C-F   We express ourselves following the techniques of cinema animation, we work on minimum time fractions, tenths of a second, we look for the inner rhythm of images to generate a new vision. We verify the nature of matters by paying much attention, in order to create an event that can move them. We exploit matter to precipitate emptiness into an image. Just like a den, deeper than a den, the image gets the more saturated the more it seems empty.

RM   In the work Voyage au bout de la nuit images are projected on two round screens. In this process of circular limitation of the image I can see a real possibility, which is to “expose and suspend the thing for reifying it”, detach it from ordinary life. An in an even broader, maybe symbolic sense, I can see an attempt to mythicize the image and to “sacralize” the image.

C-F   The rould images are two holes in the darkness of time and language, they seem to devour or generate the whole show. Hanging like two mirrors, they show what has and might happen. The last century was maybe the one in which people doubted the most about the existence of a God..
The stereoscopic and stereophonic show is a century moving around a viewer which is astonished by this “instant symphony”.

RM   What is the relationship between the two nuclei of images projected in the show Voyage au bout de la nuit? How does your dream-like, “philological”, Tarkovskian image finds a correspondence with Romeo’s more historical and cruel image?

C-F   Manuel Alcalà refers that the village on the Volga where Andrej Tarkovskij was born was submersed by an artificial lake but sometimes, in the autumn dry spell, the cross of the still existing orthodox church emerges from water. This image is both dream-like and cruel, poetic and historical. It happens that dreams generate blood and the other way around.

RM   A manipulation and deformation of the image to provide a better pulsation of energy and dynamism present in the form?

C-F   We look for the vacuum and the evanescence inside the block of a memorial time: pulsations and metamorphoses, evaporations and absorptions upset the apparent slowness of our videos.

RM   The image is a limited space which can however generate the infinite by dilating the perception of time, it empowers the flow of memory and starts the mechanisms and the reactions of the subconscious...

C-F   The image does not reproduce the infinite but a mysterious time which is unknown to us until the sight remains unaware of belonging to what it sees.

RM   What kind of relationship should be established between sound and vision? In my view, it is necessary to create a reciprocal energy interchange so that the image can flow through the music and the sound can materialize through the image.

C-F   In Film by Samuel Beckett an actor utters a "ssssht" with his forefinger on his lips, meaning: don’t speak. It is the only sound present in the whole film and it influences the emptiness of sound before and after it. It is also the sound generated by the air coming out from a hole into a man’s throat, what is remaining of his voice. This concept of silence can recall 4'33" by John Cage.
It is incredible to note how, even now, after all the reflections and the examples created by man on the relationship between hearing and viewing, there is the dominant violence of an education without memory.

RM   Art does not represent... it re-creates. But what does it re-create? Nature, its inner breath, its secret rhythm, its contradictions, its harmony, or the artist? Art as a process of perfecting nature, art as a possibility, as an occasion that the artist gives to itself for exorcising his own ghosts? Maybe also. For me, the creative process is mainly a genetic act through which the individual is put into the world again, a travel of initiation from the sphere of the non-conscious to the sphere of the conscious, an energy transformation and a passage from shapeless to shape, from invisible to visible, from a mental dimension to a real dimension. For me the creative act is the materialization of an impulse, of an inner being that is still there and it is pushing to come out.

C-F   That’s exactly what it is, but, strangely, it is also the exact opposite of what you say.

RM   Is image evocated by itself or do we need to evocate it? Image possesses me, it permeates my body, so it comes from inside of me, it generates inside of me but independently from myself and from my will.

C-F   The image is a ghost can can reveal itself when you feel it really necessary, in the moment when you are afraid that you can reach it. It is the evocation of a grace that touches us and that we need to recognize, because, almost always, it appears differently from what you wish.

2004



 

Carloni-Franceschetti

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